giovedì 25 febbraio 2010

horas non numero...






Non segno alcuna ora che non sia serena, è questo il motto che porta la meridiana che si affaccia su un bel giardino che di recente ho potuto visitare e mi sembrano le parole più appropriate per un luogo naturale dove pietra e legno e piante si armonizzano insieme per creare un rifugio accogliente e riconciliante per chi vi sosta.
Penso che la mia passione per i giordini vecchi sia nata con me, i miei nonni sono stati i custodi di una bella villa di campagna dove il giardino che la circondava era stato creato non come accessorio ma come parte della casa stessa. Ho bene in mente da dove mi piaceva entrare nel giardino ed era esattamente dalla porta della cucina, era quella la porzione del giardino di servizio, ombreggiato da una grande vite vergine da dove partivano dei vialetti di pietra, uno portava all'orto, scrigno di delizie insaporite dal brivido di non essere scoperta mentre rubavo qualche ravanello o i teneri bacelli di minuscoli piselli. Dall'orto si passava alla limonaia, sfitta e deserta nei mesi caldi, quando le conche dei limoni venivano poste ad abbellire ogni angolo di marciapiede, diventava sovaffollata appena le notti serene di fine ottobre promettevano la prima gelata, da qui si poteva andare nel frutteto recintato da un muro e a cui si accedeva attraverso un cigolante cancello di ferro, tutto volute e riccioli, c'era la serratura ma la chiave non si era mai vista. La superficie di questo pomario, come lo chiamava il nonno, era una lunga lama triangolare di terreno in cui si trovavano a coabitare felicemente un sacco di alberi da frutto, una specie di collezione, dai fichi alle mele, da certe pere, che più che di frutta avevano la forma di pugni durissimi, alle albicocche e poi ciliegie e nespole, pesche bianche e gialle, di strane forme schiacciate o profumate di mandorla. Nel frutteto in ogni stagione si poteva raccogliere qualcosa e nel pieno dell'inverno quando era quasi del tutto spoglio il grande caco rallegrava l'atmosfera con il colore dei frutti più alti che nessuno era riuscito a cogliere, ricordo bene il terrore di nonna e mamma per i cachi le cui macchie non andavano più via, a perenne ricordo di una gustosa merenda. Dietro alla limonaia si trovava il capanno degli attrezzi e qui la dote del giardiniere era del tutto invidiabile, oltre a vanghe, rastrelli e palette varie una lunga teoria di annaffiatoii zincati di tutte le capacità, campane di vetro, vasi di terracotta, la falciatrice a lame elicoidali e poi, in un angolo, la panacea per tutti i malanni del giardino, l'ancora di salvezza di ogni rispettabile giardiniere, il sacco del verderame il cui colore e la bellezza dei suoi cristalli mi hanno sempre affascinata. Lungo il perimetro esterno del muro del frutteto erano allevate a spalliera diverse rose rampicanti, di tutti i colori e con tempi di fioritura diversi tanto da poterne godere per diversi mesi e, nel prato di fronte, aiuole di rose ad alberello o masse compatte ed invalicabili di rose rugose, che in autunno regalavano mazzi di bacche rosse e farinose adatte per le marmellate che la signora offriva con il tè alle sue ospiti, si rincorrevano poi pel prato dove ancora non esistevano diserbi selettivi macchie di viole, pezze di trifoglio, pratoline e nei luoghi più ombreggiati le fragoline selvatiche facevano compagnia al rusco. Dal lato sinistro della porta della cucina si tovava la serra, grandi vetrate sorrette da listelli piombati, un lungo banco da lavoro per i rinvasi, addossato al muro che guardava una grande magnolia grandiflora e poi ripiani a scaletta per il ricovero invernale di vasi e vasetti, d'estate con tutte le panche vuote la serra mi sembrava un'aula scolastica, perennemente permeata da un vago sentore di muffa e di terra ma a me per giocare alla maestra andava comunque bene, girato l'angolo della serra si entrava nel giardino formale, quello di rappresentanza e lì non mi era permaesso di giocare, ma quando i signori non erano in villa...ve lo racconto un'altra volta.
Ho amato tanto questo giardino, è stato il luogo dei miei giochi, il rifugio delle lunghe giornate estive quando le vacanze al mare o in montagna erano poche e corte, ora vive nel mio cuore il mio giardino incantato e a questo luogo devo tanto.
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10 commenti:

Aldina ha detto...

meraviglioso racconto, splendida ambientazione mi hai regalato forti emozioni
baci
Aldina

Anna-Idiva ha detto...

Mi sembra di aver visto ogni angolo di quel giardino e mi sembra di rivedere la casa in campagna dei miei nonni con il vigneto tutto intorno, spero un giorno di poterci tornare.

Baci Anna

Nicole ha detto...

Questo racconto pieno di dolci ricordi mi ha dato l'oppotunità di visitare con la fantasia un giardino incantato. Grazie.
Nicole

Cinzia ha detto...

Un racconto dolce, emozionante, mi sembrava di essere la mentre leggevo.
Cinzia

il mondo di iris ha detto...

Con questo magnifico racconto mi hai fatto venir voglia di riguardare 'Il giardino segreto',
complimenti
Angela

Nicoletta/Pimpinella ha detto...

Vieni a prendere la sorpresa per te sul mio blog ! ciao nik :)

simonapinto ha detto...

ciao Marina! un incantesimo...sospensione temporale- bellissimo!

Katiuscia ha detto...

che bellissima fotografia, il tuo racconto! emozionante! un bacio, katy

Milly ha detto...

Ciao Marina,
i ricordi sono sempre molto belli, specie quelli che abbiamo di un passato sereno e innocente,sono rimasti impressi nella memoria e ne parliamo sempre con grande gioia, come hai fatto tu in questo tuo bellisimo raccontarti.
Ti auguro una serena domenica, un bacione
Milly

Anne ha detto...

Merci de ta visite sur mon blog. Contente de découvrir le tien.
Je vois que tu aimes les phare... je les adore. Il faut que je photographie ma collection pour te la montrer.
A bientôt
Anne